Back

GAJA: un viaggio nelle annate che hanno fatto la storia

Il nome Gaja nel panorama enologico mondiale svetta almeno quanto la torre medievale a Barbaresco, paesino in cui ha sede l’omonima cantina.
Vibrante l’emozione di poter ripercorrere alcune delle tappe importanti dell’evoluzione aziendale, attraverso la degustazione di 14 bottiglie che hanno fatto la storia enologica di Barbaresco, delle Langhe, d’Italia.
Un percorso fortemente voluto e ricercato dall’appassionato Renato Sperandio, che oltre ad attingere dalla cantina del ristorante Da Gigetto, ha trovato la collaborazione dello stesso Angelo Gaja per creare un parterre d’ eccezione.
Siamo partiti da un vino Barbaresco 1958 firmato Giovanni Gaja, papà di Angelo, con un’ etichetta colorata che esprime la volontà di guardare oltre i difficili anni post bellici. Il 1961 era in tavola con un barbaresco profondo, caloroso, salato, ed una versione esclusiva, creata volutamente da Angelo Gaja, che da quella vendemmia inizia a firmare le produzioni di famiglia. Il 1964 riporta in etichetta la fresca di nascita doc Barbaresco. Un introvabile Infernot, frutto di selezionate uve nebbiolo atte a lungo affinamento in botte grande, si presenta con l’annata 1967: tiratura limitata a 5.000 bottiglie per un vino mitico tra gli appassionati.
L’evoluzione grafica continua di pari passo con la consolidata gestione aziendale del figlio del fondatore: il fresco e vivace vino 1970 si affianca ad un introverso ed orizzontale 1971. La triade che vi sussegue a ruota viene riconosciuta alla cieca dai fortunati presenti come promotrice degli aspetti gusto olfattivi di Langa: 1978 caldo e gustoso, 1979 dal Cru Costa Russi slanciato e fitto nella trama tannica, 1982 padroneggiante in bocca.
Anche i colori del vino cambiano: dal granato segnato da una invidiabile trasparenza delle prime annate valutate prima, stiamo percependo un’impenetrabilità sempre più protagonista nei millesimi successivi. Assieme alle sfumature rubino di grande intensità, la massa del vino viene avvolta e coccolata da percezioni alcoliche più evidenti; 1985, 1988 Costa Russi e 1989 profumano di tempi diversi rispetto agli albori della casa vinicola.
Questo viaggio si completa con un vino annata 1985 che profuma di controversia e di rivoluzione: nel 1978 Angelo pianta l’ internazionale Cabernet Sauvignon a Barbaresco e l’avvilita stizza del padre diventa il nome del vino Darmagi
Articolo di Michele Recchia
Sommelier FISAR e AIS
Gigetto
Gigetto